RESURREZIONE;IL SIGNORE E’ RISORTO! E’ VERAMENTE RISORTO! ALLELUJA!

 

di Lucia Antinucci

Ogni anno come cristiani ripercorriamo gli eventi centrali della nostra fede: la passione, la morte e la resurrezione di Gesù. La Pasqua, che affonda le sue radici nell’ebraismo,

è un salto di qualità (pesach), un passaggio dalla morte alla vita, dal male al bene, dalle tenebre alla luce. Il Venerdì Santo sembra il trionfo del male, delle tenebre e della morte, perché il Giusto per eccellenza, il Figlio di Dio fatto uomo, viene annientato dal potere malvagio.

L’Innocente viene trattato come un malfattore e condannato alla morte di croce, molto dolorosa, che comportava una lunga agonia, ed anche una morte infamante, secondo i giudei riservata ai maledetti da Dio. Come è possibile che il Figlio dell’Altissimo, che è l’Innocente per eccellenza, Colui che con la sua misericordia ha donato fiducia e speranza, possa concludere la sua vicenda nel fallimento totale? Il segreto di questo grande mistero si compie il Giovedì santo. E’ Gesù stesso che dona la sua vita per l’umanità, schiava del male, della violenza, dell’ingiustizia. E’ il suo amore folle, gratuito, totale, che si esprime come offerta di se stesso per l’umanità, come servizio (lavanda dei piedi) verso ogni donna e ogni uomo di questo mondo, ogni anziano e ogni bambino, ogni ricco e ogni povero, che vince il potere del male. Gesù non subisce il suo destino violento, ma lo assume in prima persona, lo vive in tutta consapevolezza, in unione con la volontà del Padre, e per offrirsi come vittima sacrificale per tutta l’umanità. E’ l’alba di Pasqua, la manifestazione del Crocifisso quale Vivente, che dimostra la vittoria della Vita sulla morte, del Bene sul male, cambiando il corso della storia, e dando un significato nuovo alla speranza.

Gli apostoli, i discepoli, sono il segno di questa nuova umanità, perché da pavidi, increduli, scettici, egoisti, rissosi, brutali, diventano gioiosi, liberi, coraggiosi,capaci di amore per gli altri, affrontando con speranza e fiducia nel Signore Gesù anche il martirio. Anche nella storia di oggi, nella nostra umanità, in cui sembra trionfare il potere, l’arrivismo, il protagonismo, l’illegalità, l’ingiustizia, la violenza, ci sono tanti uomini e donne, veramente trasformati dall’incontro con il Signore Vivente nel loro cuore, capaci di mitezza, di misericordia, di compassione, di servizio agli ultimi, agli emarginati, agli sfruttati, senza nulla pretendere in contraccambio, seminando pace attorno a loro. Noi spesso pensiamo che per credere che Gesù è risorto abbiamo bisogno di prodigi, di apparizioni, ma il Signore parla al nostro cuore, e se sappiamo ascoltarlo, sgombrando il terreno dai tanti idoli che ci tengono schiavi, anche noi possiamo scoprire la gioia che proviene dalla luce della resurrezione. Probabilmente non cambieremo il mondo intero, ma in questo frammento di umanità, in cui siamo chiamati a vivere, come la nostra città, il nostro quartiere, il nostro posto di lavoro, la nostra famiglia, sapremo portare l’annuncio pasquale, con la nostra vita che solo ci rende credibili: IL SIGNORE E’ RISORTO, E’ VERAMENTE RISORTO! ALLELUJA!

Non possiamo impegnarci per la pace sociale, la pace mondiale, se prima non coltiviamo nel nostro cuore questo dono prezioso, altrimenti saremo contraddittoriamente dei pacifisti che ricorrono a metodi violenti. Non potremo condannare l’operato di coloro che sfruttano le categorie sociali più deboli, più emarginate, trattandoli come schiavi, e fra questi in primis gli immigrati, se noi, in prima persona, nel nostro piccolo, non li accogliamo con rispetto, con umanità, anche sul posto di lavoro. La prudenza, la sicurezza, è necessaria, non possiamo essere ingenui, perché i motivi di preoccupazione sociale sono tanti, tantissimi; si vive nella costante paura, nell’insicurezza. Questo non giustifica però il fatto che ci lasciamo prendere dai pregiudizi, per cui tutti gli immigrati, i rom, tutti i clochard, i senza fissa dimora, li consideriamo persone pericolose, che delinquono. Dobbiamo essere capaci di saper discernere, come si legge nel Vangelo, dobbiamo essere semplici come le colombe e astuti come i serpenti. La Pasqua ci chiama ad essere ottimisti, saggiamente ottimisti, senza chiudere gli occhi sui reali pericoli, ma sapendo discernere il bene che c’è attorno a noi, sapendo valorizzarlo e coltivarlo. Se facciamo così, questa Pasqua non sarà stata vana, non sarà l’ennesima festa che si esaurisce nelle tavolate e nelle vacanze, ma lascerà nel nostro cuore una luce di speranza, e allora con gioia potremo fare nostro il saluto tradizionale dei fratelli ortodossi: IL SIGNORE E’ RISORTO! E’ VERAMENTE RISORTO! ALLELUJA!

                                                       Lucia Antinucci

di Lucia Antinucci

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