Diabete di tipo 2 in aumento tra i giovani

Proprio in questi giorni si sta tenendo a Barcellona il congresso dell’associazione europea per lo studio del diabete (EASD), che lancia un importante allarme: i casi di diabete di tipo 2, la forma tipica dell’adulto, compaiono sempre più di frequente in età giovanile.

Se consideriamo gli Stati Uniti, la prevalenza di questa malattia nei giovani ha fatto registrare un incredibile aumento del 2,3% annuale negli under 30 dal 2010 ad oggi e gli esperti prevedono che i casi si quadruplicheranno per il 2050.

Parlando di cifre mancano dati ufficiali sui numeri della malattia in Italia, ma estrapolando il dato americano al nostro paese è possibile stimare che negli ultimi 10 anni la popolazione dei giovani con diabete è raddoppiata, arrivando a interessare circa 150.000 soggetti.

Come se ciò non bastasse la malattia in queste fasce d’età si sta dimostrando molto più aggressiva.

Complicazioni

Il diabete di tipo 2 nei giovani è associato ad una grave resistenza all’insulina e ad un rapido deterioramento della funzionalità delle cellule beta pancreatiche (fino a quattro volte più veloce che in un adulto). Anche i tassi di fallimento terapeutico sono significativamente più alti quando l’età anagrafica è più bassa.

Come spiega il presidente della Società italiana di diabetologia (Sid), Francesco Purrello:  “(il diabete di tipo 2) …che stiamo sempre più spesso diagnosticando tra i giovani e’ molto diverso da quello degli adulti. Si presenta infatti come una forma più grave ed aggressiva, con una tendenza alle complicanze cardiovascolari ancora maggiore e che risponde meno alle cure, portando spesso in breve tempo alla terapia con insulina. Ci troviamo davanti ad una generazione di ventenni con casi di diabete che presentano una gravità sorprendente per gli stessi ricercatori. Purtroppo, le opzioni terapeutiche sono fortemente ridotte e gli studi disponibili ancora pochi”.
Alla luce di queste ragioni per proteggere i giovani dalla mortalità cardiovascolare a lungo termine è necessario adottare strategie di intervento più aggressive, aumentando gli sforzi verso la prevenzione.

La prevenzione

Purrello  afferma che: “Le priorità devono essere la lotta alla sedentarietà e alle abitudini alimentari scorrette tra i giovani, ma fondamentale è anche sottoporre a screening tutti i giovani a rischio diabete perchè sono sovrappeso, sedentari e con una storia familiare di malattia”.

Ma molto, secondo l’Easd, possono e devono fare anche le scuole, l’industria alimentare (riducendo i contenuti di grasso e zuccheri) ed i governi.

Tra le possibili misure indicate dall’Easd vi è anche una tassazione per scoraggiare il consumo di bevande zuccherate da parte dei ragazzi. Non una novità assoluta: infatti un provvedimento simile era già stato avanzato dalla Società italiana di diabetologia, a rimarcare quanto l’emergenza sia forte.

“L’onere della prevenzione – conclude il professor Purrello – non ricade solo sui medici, ma inizia dalla famiglia, dalla scuola, dai responsabili delle politiche sanitarie,  e coinvolge varie componenti della società, inclusa l’industria alimentare”.

© Domedica s.r.l.


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